Teatro di Guerra

(Titolo provvisorio un po’ come tutti noi.)

Da un’idea di Carlo Rossi

La situazione

Un comico sta esibendosi sul palcoscenico, lo show è alle prime battute, quando un manipolo di militari occupa la sala violentemente e risolutamente. Il pubblico viene sottoposto ad una vera e propria occupazione militare: controlli, presa in ostaggio, privazione della libertà e in generale un trattamento non molto gentile. L’atmosfera è cambiata quindi repentinamente, non siamo più in una rilassante serata di intrattenimento ma siamo proiettati in uno scenario di guerra. Di quale guerra poi non è importante sapere tanto ce ne sono molte in corso sul globo terracqueo: secondo Global Peace index sono 56.  Ad un certo punto parte un colpo d’arma da fuoco che elimina una spettatrice rea di non voler consegnare il suo cellulare.

E’ morta veramente? E’ una commedia.. Ma i toni da commedia non sembrano comunque scalfire più di tanto la sensazione di essere immersi in qualcosa di simile a quello che quotidianamente vediamo sul web o nei telegiornali. E che potrebbe di colpo irrompere a casa nostra.

E il nostro comico?

Inizialmente è incredibilmente ed assolutamente ignorato dagli occupanti e paralizzato al centro della scena, è sballottato di qua e di là. Appena riesce cerca di dileguarsi con banali scuse: “Scusate se vi interrompo.. Avevo un impegno stasera sul tardi e se non vi dispiace io me ne andrei.. ” Un po’ come un capitano che abbandona la nave.

A questo punto i militari lo notano, si accorgono di lui e stupiti lo interrogano sul senso della sua presenza lì: “Ma lei esattamente cosa stava facendo?”. “Oh bella! Sono un comico, no?..”

In che senso?

Gli occupanti vengono dunque a conoscenza di un mondo a loro completamente inoto: c’è gente vive e lavora facendo ridere gli altri: “E a cosa serve?..”. In effetti in un mondo permeato e dominato dalla violenza l’arte della commedia appare assolutamente inutile.

Eppure i nostri “guerrieri” sono, chi più chi meno, attratti e quasi affascinati da questa possibilità e cominciano a chiedersi: “Ma potrei farlo anch’io?..”. E soprattutto cominciano a chiederlo al nostro commediante il quale, per sopravvivere e scamparla, è costretto a dare le ragioni del suo esistere e a fornire informazioni “sensibili” sul suo mestiere.

Comincia qui il vero spettacolo: una specie di scuola di comicità, un addestramento sui generis durante il quale i militari, sotto la guida del maestro, si improvvisano attori senza dimenticare la rudezza della loro condizione. Anzi approfittandone.

Il succo.

Cosa verrà prodotto nel corso di questo strano laboratorio teatrale? Siamo in guerra, non è il caso di fare troppe domande e poi c’è una cosa chiamata segreto militare, no? Diceva il grande Totò: non può fare il comico chi non ha fatto la guerra con la vita.  La comicità è un’arte molto soggettiva e ineffabile, non c’è un comico uguale all’altro e ad un certo punto sembrerà di essere in un sogno. Ma, come dice il saggio, i sogni muoiono all’alba: la realtà riprende il sopravvento e i soldati sono chiamati da un’altra parte e si ritirano precipitosamente portandosi dietro come ostaggio il povero attore.

Resta solo un militare sulla scena con il compito di concludere a modo suo il nostro spettacolo. Che è diventato un’altra cosa e non è più tanto nostro, segno forse che l’operazione bellica ha avuto successo e la guerra può entrare nelle nostre menti ed occupare il nostro orizzonte più facilmente di quanto possiamo pensare.

Testo e regia di Carlo Rossi

Con Francesco Valle, Alessandro Davoli, Silvia Belluschi, Giorgio Casati, Rossana Onesti e Carlo Rossi